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Maggio 2026

Mercato degli uffici a Milano e Roma:
cresce l'importanza dell'offerta di qualità

Secondo le analisi di JLL, il mercato degli uffici in locazione in Italia ha aperto il 2026 con segnali contrastanti tra le principali piazze di Milano e Roma. Nel primo trimestre dell’anno, il take-up complessivo ha superato di poco i 100.000 metri quadrati, distribuiti tra circa 65.000 mq nel capoluogo lombardo e 36.000 mq nella Capitale. Nel complesso, i dati evidenziano un mercato immobiliare direzionale sempre più orientato alla qualità, con una domanda matura e selettiva che si scontra con una disponibilità limitata di immobili di alto livello, soprattutto nelle aree centrali.

Milano: domanda solida ma spazi più contenuti
Nel dettaglio, Milano ha registrato circa 65.000 mq di superfici assorbite, cui si aggiungono 4.000 mq di sublocazioni. Il dato conferma una domanda vivace, in linea con il numero di operazioni dello stesso periodo del 2025 e superiore alla media degli ultimi cinque anni. Tuttavia, emerge un rallentamento rispetto ai volumi dello scorso anno, quando si sfioravano i 100.000 mq.

A incidere su questa flessione è stata soprattutto l’assenza di grandi operazioni, unite a una riduzione significativa delle dimensioni medie degli spazi locati, passate da circa 1.200 mq a 750 mq. Un segnale che riflette strategie più prudenti e una maggiore ottimizzazione degli spazi da parte delle aziende.

La domanda si concentra sempre più su immobili di alta qualità: circa il 65% delle superfici assorbite riguarda infatti edifici di grado A. Questa tendenza è alimentata da criteri di selezione più rigorosi, che privilegiano qualità costruttiva, sostenibilità e posizioni strategiche.

La scarsità di offerta “prime” continua a esercitare pressione sul mercato: il tasso medio di vacancy si attesta al 9,4%, ma scende drasticamente al 3,6% per gli immobili di fascia alta. Di conseguenza, i canoni continuano a salire, toccando i 820 euro al metro quadrato annuo nel centro storico e i 780 euro nelle aree direzionali più moderne. Cresce anche il peso delle locazioni sopra i 600 euro/mq/anno, che rappresentano ormai circa il 30% del totale.

Dal punto di vista geografico, circa il 40% della domanda si concentra nelle zone centrali, con il centro storico in prima linea. Parallelamente, le aree semicentrali rafforzano il loro ruolo strategico, intercettando oltre un quarto delle superfici, con quartieri come Farini-Isola e Porta Romana protagonisti delle operazioni più rilevanti.

A trainare la domanda sono soprattutto i servizi professionali, inclusi studi legali, operatori finanziari e aziende del comparto tecnologico.

Roma: forte crescita trainata da grandi operazioni
Scenario diverso a Roma, dove il mercato direzionale ha mostrato un’accelerazione significativa: con circa 36.000 mq di take-up, il volume è più che raddoppiato rispetto al primo trimestre del 2025. A sostenere la crescita sono state in particolare quattro operazioni superiori ai 5.000 mq, tra cui una di rilievo legata alla Pubblica Amministrazione.

Anche nella Capitale si conferma la preferenza per immobili di qualità, con il 57% delle superfici assorbite rappresentato da edifici di grado A. Un dato che evidenzia una domanda sempre più selettiva, a fronte di un’offerta limitata di spazi premium.

Il centro direzionale resta il cuore del mercato, concentrando circa il 40% delle operazioni, mentre l’area dell’Eur si distingue per la transazione più importante del trimestre, realizzata in modalità pre-let.

Sul fronte settoriale, dominano ancora i servizi, in particolare studi legali e Pubblica Amministrazione, che continua a rappresentare un attore chiave nella domanda di uffici nella Capitale.

Il tasso di vacancy rimane contenuto, sotto il 7% complessivo e appena all’1,5% per gli immobili di fascia alta. I canoni prime si mantengono stabili a 610 euro/mq/anno, con prospettive di crescita nel breve periodo..

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Cornate d'Adda (MB) - Rif. 21062

Nelle immediate vicinanze del Centro Commerciale Globo proponiamo capannone con doppi servizi di mq. 2.400, con altezza interna di 11,50 metri. Il capannone è dotato di una ribalta e 6 portoni a terra oltre a 13 posti auto scoperti nell'area comune. Possibilità di utilizzare l'attuale scaffalatura costituita da: rack da 4 piani (T+3) con slot in altezza 200 per un totale di 2.270 posti pallets EPAL a prezzo da concordare. Impianto antincendio con manichette interne e colonnine esterne ed impianto di allarme con radar e infrarossi. Possibilità di affittare anche 250 mq di uffici in palazzina di rappresentanza all'interno dello stesso complesso. Immobile libero a 4 mesi dalla proposta di locazione.

 AFFITTASI

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Paderno Dugnano (MI) - Rif. 10516

In zona industriale, proponiamo immobile indipendente di complessivi mq 1.550.
La struttura è composta da un capannone di mq 1.000 dotato di doppio accesso carraio con altezza di circa 6 mt, una zona ad uso uffici di mq 185 al piano rialzato, un'area adibita a servizi/spogliatoi di mq 90 al piano S/1 ed ulteriori due locali ad uso magazzino di mq 280 posti al piano 1° e 2° collegati tramite montacarichi. Completano la proprietà due tettoie di complessivi mq 290 ed un'area cortilizia di circa 400mq. L'immobile necessita di una ristrutturazione generale comprensivo del rifacimento impiantistico.

 VENDESI

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Vendita licenza commerciale: come funziona e cosa sapere

In Italia una licenza commerciale non si può cedere autonomamente, ma passa attraverso la vendita dell’azienda. L’operazione riguarda quindi l’insieme dei beni materiali e immateriali, inclusi elementi come il valore dell’impresa e la clientela, e comporta il trasferimento dei contratti in essere e l’aggiornamento dei titoli autorizzativi. La procedura relativa alla vendita di una licenza commerciale prevede un atto notarile, l’imposta di registro pari al 3% del corrispettivo pattuito e, nel caso di cessione d’azienda, l’obbligo di non concorrenza per massimo 5 anni, salvo diversa pattuizione.

È opportuno rivolgersi a un notaio o a un commercialista per i vari adempimenti: stesura contratto e corretta gestione fiscale, oltre alla presentazione della SCIA al Comune. 

Cosa succede quando si vende un'attività commerciale?
Vendere un’attività commerciale è un’operazione complessa che coinvolge aspetti giuridici, economici e fiscali. Non si tratta semplicemente della cessione di un’attività commerciale, ma del trasferimento di un insieme di beni materiali e non, che costituiscono l’azienda o, a volte, solo una parte di essa, e in questi casi si parla di cessione di un ramo d’azienda. 

Oltre a conoscere ciò che serve in caso di acquisto di un locale commerciale, è bene sapere che quando si vende un'attività commerciale, avviene un trasferimento di titolarità che coinvolge beni materiali e immateriali, contratti e rapporti di lavoro, con importanti implicazioni legali e fiscali per venditore e acquirente, tra cui la responsabilità per i debiti, il subentro nei contratti e la tassazione delle plusvalenze.

L'acquirente subentra automaticamente nei contratti di lavoro e nei rapporti in essere, mentre il venditore è soggetto a divieto di concorrenza per 5 anni, salvo accordi diversi. La vendita può generare una plusvalenza, soggetta a tassazione ordinaria o separata, mentre chi acquista paga l’imposta di registro, pari al 3% del prezzo pattuito.

Dal punto di vista legale, l’operazione richiede un atto pubblico, ma è anche possibile una scrittura privata per la cessione di un’attività commerciale, a patto che sia autenticata da un notaio e iscritta nel Registro delle Imprese entro 30 giorni, in modo da rendere l’atto opponibile a terzi.

Cessione licenza commerciale senza azienda: cosa sapere
Quando si vende un’attività commerciale avviene il trasferimento della stessa nel suo complesso, incluso quindi il titolo autorizzativo. Stiamo parlando della licenza commerciale, ossia del permesso rilasciato dalle autorità competenti per esercitare una determinata attività.

Nell’ordinamento italiano, la licenza è personale e legata all’azienda e all’attività, non alla persona come bene autonomo. Questo significa che la licenza non si può trasferire a terzi direttamente, ma può passare a un altro soggetto solo indirettamente, ossia tramite cessione o d’azienda.

Un’alternativa è quella del subentro nella licenza commerciale, che avviene quando un nuovo soggetto prende il posto del precedente titolare nell’esercizio dell’attività, a patto che possieda determinati requisiti professionali e morali.

In sintesi, la cessione di una licenza commerciale senza azienda o ramo di essa non è possibile ed è nulla secondo il diritto italiano. Solo dopo l’acquisizione dell’azienda, l’acquirente potrà richiedere alle autorità competenti una nuova licenza o la voltura di quella già esistente. 

Quanto costa una licenza commerciale?
Definire il costo di una licenza commerciale non è un’operazione tanto semplice e immediata, perché il prezzo della stessa dipende da diversi fattori. In linea generale, il prezzo può variare da poche centinaia di euro ad alcune migliaia. Solitamente si parte da un minimo di 200-300 euro, per arrivare a oltre 2.000 euro, toccando somme ben più alte in alcuni casi. I fattori che incidono sul costo di una licenza commerciale sono: 

  • tipo di attività: le licenze per alcune attività particolari, come bar, ristoranti, edicole o tabaccherie, hanno valori molto diversi, soprattutto se soggette a contingentamento numerico, e spesso hanno costi più elevati nel caso di attività con un certo livello di rischio, come accade per la vendita di alcolici;
  • posizione geografica: la localizzazione geografica gioca un ruolo determinante, visto che una licenza in centro città o in una zona turistica avrà un costo molto più alto rispetto a una in periferia;
  • domanda di mercato: se ottenere una nuova licenza è difficile, allora il valore di quelle esistenti cresce, secondo la classica legge della domanda e dell’offerta, vale a dire che quando la prima supera la seconda, si ha un incremento del costo;
  • stato della licenza: a incidere sul costo è anche lo stato amministrativo della licenza, visto che una attiva, senza sospensioni o irregolarità, avrà un valore maggiore rispetto a una inattiva. Lo stesso dicasi di una licenza a lungo termine, il cui prezzo sarà sicuramente più alto di quello di una prossima alla scadenza.

Come calcolare il valore di una licenza commerciale?
A differenza dei beni tangibili, la licenza rientra tra i beni immateriali e il suo valore viene determinato attraverso l’integrazione di criteri economico-finanziari e variabili di mercato. Uno dei più diffusi è il metodo comparativo, noto anche come metodo dei multipli di settore, particolarmente efficace quando sono disponibili adeguati riferimenti di mercato che consentano una stima attendibile.

Questo approccio si basa sul raffronto tra i prezzi di licenze analoghe trasferite nella medesima area geografica e nello stesso settore di attività. Successivamente, un indicatore significativo, come gli utili o il fatturato, viene moltiplicato per un coefficiente tipico del comparto di riferimento.

Il coefficiente moltiplicatore è un fattore numerico usato per stimare il valore economico partendo da un parametro di base. Il valore del coefficiente è legato alla maggiore o minore rischiosità dell’attività, tanto che si parte da 1-2 per un’azienda piccola e rischiosa, per poi salire a 3-5 nel caso di una molto avviata, con un marchio forte e un posizionamento eccellente.

Un’ulteriore metodologia è rappresentata dal criterio reddituale, che valuta la capacità dell’impresa di produrre redditi futuri, dai quali dipende direttamente il valore attribuibile alla licenza. In particolare, tale metodo prende in considerazione i guadagni aggiuntivi resi possibili dalla licenza, attualizzandoli per ottenere il valore economico complessivo. .

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